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Aa. Vv.
SANGUE ROSSO LAME NERE.
Storie di militanza antifascista
Presentazione
di Bianca Bracci Torsi
ISBN 978-88-96487-16-7
pp. 126 € 10,00
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dalla quarta di copertina
Un esperimento politico editoriale per ricordare
Ciro Principessa, giovane proletario romano ucciso dalle coltellate
di un fascista, si è rivelato occasione per un laboratorio
di scrittura per tanti autori - per caso, per militanza, per
vocazione, per rabbia - che contribuiscono a scrivere una
storia civile e politica.
Dodici racconti di storia e memoria, fantasia e realtà
che costituiscono forse un primo esempio di narrativa nella
produzione, pur vasta e pregevole, ma essenzialmente limitata
alla memorialistica ed alla saggistica degli ultimi cinquanta
anni della nostra storia. Una risposta di scrittura militante
al riproporsi inquietante di cupi fantasmi del passato.
Alcuni racconti ricostruiscono vicende note come l’agonia
di Franco Serantini nel carcere di Pisa, l’aggressione
fascista durante un attacchinaggio elettorale, altri descrivono
una presa di coscienza che può nascere dall’incontro
di una ragazza con una prostituta, dal turno di guardia di
un giovane poliziotto ad una manifestazione di ex partigiani,
o dal colloquio fra un adolescente passato per la mattanza
di Genova ed il nonno partigiano torturato dai nazifascisti.
Ma ci regalano anche la disperata confessione di un momento
di paura che è costato la vita ad un compagno, la dolcissima
e straziante storia di un amore che non riesce a vincere la
morte, e l’incontro di una giovane insegnante, che crede
ai sogni dei bambini, con Ciro Principessa, trent’anni
dopo la sua morte.
Dodici storie che ogni autore portava dentro e nelle quali
ogni lettore troverà qualcosa di sé e del suo
tempo. Narrazioni, se si vuole. Ma senza il tormento dei generi.
Racconti che dalla storia sono implicati, ma che riluttano
all'affabulazione e alla falsificazione, interpretano la realtà
piuttosto che fingerne una più o meno parallela.
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| Federica
Pitoni, Roberto Gramiccia, Francesco Giordano, Marco Sferini,
Athos Geminiani e Lucia Perazzoli, Walter De Cesaris, Carmelo
Musumeci, Rossana Piredda, Tommaso Lupoli, Giuseppe Carroccia,
Claudio Ursella, Maria Natalia Iiriti sono gli autori
dei racconti premiati al Concorso letterario nazionale “Ciro
Principessa” indetto dal Progetto Memoria e dalle
organizzazioni giovanili della Federazione della Sinistra. La
giuria era composta da Cristiano Armati scrittore, Bianca Bracci
Torsi responsabile antifascismo Prc, Claudio Del Bello editore,
Dino Greco direttore di Liberazione, Citto Maselli regista,
Alessandro Portelli docente universitario e autore di saggi
sulla Resistenza. |
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Istruzioni per l'uso
Quando scrivo non mi accorgo di quello che sto per dire, perché scrivo solo quello che il mio cuore ricorda.
Il
pensiero che uno dei vincitori, Carmelo Musumeci, pone
in esergo al suo racconto rappresenta la cifra del libro
perché fornisce alla natura occasionale e individuale
dei racconti la forza della testimonianza, civile e
politica.
Nella
Presentazione si suggerisce di considerare
questa letteratura militante, forse minore,
questa letteratura allo stato nascente, questa letteratura
addirittura occasionale come degna di comparire
nelle analisi più generali per la contestualizzazione
della realtà storica politica e sociale. Suggerisce
cioè di estendere e generalizzare l'attenzione
che pure è stata prestata dagli storici a scrittori
come Morante, Vittorini, Pavese e Fenoglio, acquisendo
così testimonianze significative e diffuse.
È
probabile che ciascuno di questi racconti inserito in
altrettante antologie sarebbe passato inosservato, ma
qui tutti e dodici pretendono e ricevono una lettura
attenta e consapevole perché partono da una condizione
di disagio civile e politico.
Militanti? comunisti? forse soltanto e minimamente cittadini.
Il padrone e lo sfruttamento stanno sullo sfondo. Quello
che emerge è l'inquietudine per i fantasmi
che si aggirano, per le presenze in agguato,
per la rete di connivenze che viene di lontano. Insomma
per un fascismo mai isolato e mai estirpato, il fascismo
endemico, che spurga in qualche periferia, ma che se
ne sta annidato nel cuore dello stato.
La
letteratura è ormai emanazione delle scuole di
scrittura – quando nessuno insegna più
a leggere. Scuole di scrittura o scuole di lettura?
Il problema è ozioso. Cominciare a scrivere,
è un modo di superarlo, se non di risolverlo:
questo libro è utile perché non si pone
il problema della forma, di come scrivere,
ma suggerisce perché scrivere.
Gli
autori, questi compagni, non si pongono il problema
dei generi letterari, non "convergono" verso
un format, semmai "divergono" ognuno
a cercare la sua narrazione, come può come
sa, reinventando il diario o l'inchiesta, la reverie
o la cronaca, giocando con l'intimismo o col realismo.
Puoi giocare con il linguaggio – te ne puoi anche
inventare uno, di linguaggio – se serve a dire
meglio la realtà. C'è chi fa il contrario,
c'è chi s'inventa una realtà per meglio
esaltare il proprio linguaggio. Non è questo
il caso. Qui non si tratta di realtà posticce
o parallele.
Ma questo del realismo è un viziaccio
che i comunisti fanno molta fatica a perdere.
cdb |
Presentazione di Bianca Bracci Torsi
Scadevano i trent’anni dalla morte di Ciro Principessa, militante romano della Federazione giovanile del Partito Comunista Italiano, ucciso a coltellate da un coetaneo con la croce uncinata tatuata sul petto, stesso simbolo stessa lama dell’assassino di un altro giovane compagno che avevamo accompagnato al cimitero meno di tre anni prima: Renato Biagetti di Acrobax.
Volevamo far conoscere Ciro ai ragazzi che non erano ancora nati al tempo della sua morte ma avevano pianto per Renato di Roma, Carlo di Genova, Dax di Milano e andammo a ricercare la sua breve vita nel suo rione, Villa Certosa – allora borgata popolare e rossa – dove incontrammo la sorella Lina, il fratello ed i compagni di allora. Trovammo la storia di un giovane proletario al quale i vecchi partigiani avevano rivelato la sua appartenenza ad una classe che poteva e doveva cambiare il mondo lottando contro la miseria, lo sfruttamento e l’ignoranza, antico e sempre valido strumento dei padroni di ogni tempo. Ciro aveva capito e insieme all’antifascismo e alla lotta di classe aveva conquistato il valore della conoscenza. Leggeva e voleva che tutti i ragazzi come lui imparassero a usare e amare i libri, per capire e per lottare.
Il suo assassino invece amava un coltello lungo e aguzzo che la sera del 19 aprile 1979 aveva arrotato con cura prima di uscire in cerca di un comunista da uccidere. Era entrato nella sezione di Villa Certosa, dove nessuno lo conosceva, ed i libri, ben allineati della biblioteca circolante di cui i compagni erano tanto orgogliosi, gli dettero l’idea giusta: li sfogliò, ne prese uno a caso e fuggì. Lo inseguirono in tre e fu Ciro a vedere per primo il luccichio dell’acciaio: urlò un avvertimento, spinse da parte il compagno che gli stava davanti ma non riuscì ad evitare due coltellate, al petto e all’addome, che lo uccisero.
L’idea di ricordare Ciro Principessa dando il suo nome ad un concorso letterario nazionale “per un racconto ispirato alle lotte che dagli anni ’60 ai giorni nostri videro schierarsi, contro il riproporsi di gruppi neofascisti e neonazisti, un nuovo antifascismo” è nata così, dalla vita e dalla morte di un ragazzo che amava i libri e lottava per un mondo libero e giusto.
Il risultato finale è questo libro, con i suoi dodici racconti di storia e memoria, fantasia e realtà che costituiscono forse un primo esempio di narrativa nella produzione pur vasta e pregevole, ma essenzialmente limitata alla memorialistica ed alla saggistica degli ultimi cinquanta anni della nostra storia. Una risposta di scrittura militante al riproporsi inquietante di cupi fantasmi del passato.
Alcuni racconti ricostruiscono vicende note come l’agonia di Franco Serantini nel carcere di Pisa (Marco Sferini), l’aggressione fascista a un compagno della sezione di Torpignattara (Roberto Gramiccia) o durante un attacchinaggio elettorale del Prc a Roma (Walter De Cesaris), altri descrivono una presa di coscienza che può nascere dall’incontro di una ragazza con una prostituta (Rossana Piredda), dal turno di guardia di un giovane poliziotto ad una manifestazione di ex partigiani (Francesco Giordano), o dal colloquio fra un adolescente passato per la mattanza di Genova ed il nonno partigiano torturato dai nazifascisti (Federica Pitoni). Ma ci regalano anche la disperata confessione di un momento di paura che è costato la vita ad un compagno (Tommaso Lupoli), la dolcissima e straziante storia di un amore che non riesce a vincere la morte (Carmelo Musumeci), il ricordo di una notte insonne nella vana attesa della grazia per cinque compagni condannati dal regime franchista (Athos Geminiani-Lucia Perazzoli), o dell'impegno quotidiano contro i fascisti negli anni '70 (Giuseppe Carroccia e Claudio Ursella), e l’incontro di un giovane insegnante, che crede ai sogni dei bambini, con Ciro Principessa, trent’anni dopo la sua morte (Maria Natalia Iiriti).
Dodici storie che ogni autore portava dentro e nelle quali ogni lettore troverà qualcosa di sé e del suo tempo. Un libro che Ciro Principessa avrebbe amato.
Ciro Principessa
INDICE
Federica Pitoni La lotta continua
Roberto Gramiccia Il Sindaco
Francesco Giordano Omaggio alla memoria
Marco Sferini “Ero un ragazzo dai capelli a ricci”
Athos Geminiani e Lucia Perazzoli Fascismo infame
Walter De Cesaris La notte della Repubblica
Carmelo Musumeci Amore rosso
Rossana Piredda Lo sguardo di Clara
Tommaso Lupoli Primavera 7otto
Giuseppe Carroccia Roma Rom
Claudio Ursella My Generation
Maria Natalia Iiriti Ho solo un vestito buono
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