Heinz von Foerster, Wien
1911 [Pescadero 2002], studioso e realizzatore di sistemi cibernetici,
direttore del Biological computer lab (Università dellIllinois),
nella sua ricerca ha integrato le più varie discipline
dalla biologia, alla teoria dei sistemi, alla neuropsicologia.
I suoi lavori più importanti sono stati tradotti nella
raccolta: Sistemi che ossevano, a cura di M. Ceruti e U. Telfner,
Roma, Astrolabio, 1987.
Ernst von Glasersfeld, München 1917 [Leverett
2010], epistemologo, ricercatore di psicologia nellUniversità
della Georgia, si è dedicato soprattutto allanalisi
concettuale, partecipando a numerosi progetti sperimentali riguardanti
in particolare la traduzione meccanica, la comunicazione uomo-animale
e la didattica della matematica. Tra i suoi lavori tradotti
in italiano: Linguaggio e comunicazione nel costruttivismo radicale,
Milano, Clup, 1989; Il costruttivismo radicale, Roma, Società
stampa Sportiva, 1998 |
Ricordo di Ernst
von Glasersfeld
Nel giugno del 1964, presso l’editore Lerici di Milano, pubblicai il mio primo libro, “la potenza di mneme”, dove le virgolette fanno parte integrante del titolo. L’avevo terminato il 2 ottobre del 1962 e un anno e mezzo dopo – ecco il significato delle virgolette – ne prendevo esplicitamente una certa distanza. In alcune Note occasionali premesse al volume dico comunque maluccio cose che continuo a ritenere valide e cose che, come minimo, avrei dovuto dire un po’ meglio. Fra queste, c’è il paragrafo conclusivo dedicato al problema del “significato”. Dicevo: “Il romanzo è stato scritto, di conseguenza è ‘cosa osservata’. Ciò che è stato il significato sono le reazioni del lettore, il processo d’uso (ci sia lecito, finalmente, auspicare all’eliminazione da i nostri esterni – metaforicamente –, – e dove sono gli interni ? – linguistico-operativi di proposizioni prive di senso – non di significato – enucleabili sotto l’egida delle metafisiche storiche): e implica una coscienza di ‘consumazione immediata’ (e qui si apre un discorso di estetica che, ovviamente, ha per oggetto le metodologie della critica).”. Chi abbia bazzicato la filosofia del Novecento vi riscontrerà facilmente le matrici degli ingredienti del calderone: analisi all’oxoniense, neopositivismo logico, Wittgenstein e, piuttosto sorprendentemente, una dose di Ceccato.
Nello stesso mese, distribuito in contemporanea, l’editore Lerici pubblicò anche Gli effimeri di Sandra Von Glasersfeld. In quel momento avevamo entrambi diciannove anni e, dunque, accomunati dalle circostanze, va da sé che si facesse reciproca conoscenza.
Nel settembre dello stesso anno, nella sede della Lerici, in via Santa Tecla, organizzai un seminario di studi su quella “metodologia della critica” che, evidentemente, turbava i miei sonni. Come di prassi in situazioni analoghe, vi furono relazioni varie e infuocati dibattiti successivi. Alla chiusura Sandra mi presentò la persona che l’aveva accompagnata al convegno e che, rimanendosene in rigoroso silenzio, ne aveva seguito l’andamento. Era suo padre, Ernst. Il quale mi disse subito che, con le idee che avevo espresso, avrei potuto andare d’accordo con un suo amico con cui, pertanto, avrei fatto bene a mettermi in contatto. Questo amico si chiamava Ceccato e io chiesi se di Silvio Ceccato, l’autore di Tempo e spazio in cibernetica, si trattasse. Lui mi disse di sì e mi propose di presentarmi a suo nome, nei giorni successivi, alla vicina Università degli Studi, al Centro di Cibernetica e di Attività Linguistiche.
Ernst von Glasersfeld, dunque, orientò la mia esistenza in modo determinante. Sulle prime – prime che hanno durato almeno una ventina di anni – presi le cose con entusiasmo diciamo “autoreferenziale”, ma, poi, imparai ad essergliene grato.
Il nostro rapporto ebbe andamenti che sarebbero giudicati strani se non si tenesse presente il rapporto di entrambi con Ceccato. Lui che aveva ottenuto un finanziamento per un progetto di traduzione automatica quando Ceccato – il suo “Maestro” – era rimasto con il sedere per terra; io, che, presentato da lui, cominciavo a lavorare con Ceccato. Lui, signorilmente sulle sue, più sul non dire che sul dire in relazione ai suoi rapporti con Ceccato; io, trascinato nel vortice di una rivoluzione. Ci frequentammo un poco – nei limiti in cui le differenze tecniche di ciò di cui ci stavamo occupando ce lo permettevano – e mantenemmo un minimo di rapporto più o meno continuo per via di sua figlia Sandra, presto in pericolo e indirizzata verso un tragico destino. Me lo ritrovai alfiere del “costruttivismo radicale” nel 1985, in occasione di un suo ritorno in Italia e tentai più volte di ricomporre i margini di una compatibilità tra lui e Ceccato – tentativi che, nonostante tutta la sua buona volontà, andarono in fumo grazie a tutta la cattiva volontà dell’altro.
Del suo pensiero mi sono occupato a più riprese. Chi sia interessato a questo tipo di cose può leggere la mia Postfazione a Come ci si inventa (“storie, buone ragioni ed entusiasmi” di Heinz von Foerster e di Ernst medesimo, individuati come “due responsabili dell’eresia costruttivista” – il sottotitolo è mio – pubblicato da Odradek nel 2001) e Ernst von Glasersfeld e la Scuola Operativa Italiana (in “Constructivist Foundations”, 2, 2-3, 2007) – scritto, quest’ultimo, di cui Ernst, in una lettera del 9 aprile del 2007, mi si disse “infinitamente grato” per “aver detto tutto” sulla sua relazione con Ceccato e sulle “sottili differenze” del loro pensiero. In proposito non credo di dover aggiungere altro. Ne avessi il tempo e il modo, mi piacerebbe approfondirne pensiero e vicende, nella mutua loro relazione, per individuare le matrici di alcune sue suscettibilità e di alcune sue reticenze palesi (come quelle relative al Lana Project e al silenzio imposto sull’esperimento da una comunità scientifica straordinariamente ottusa), ma temo che queste mie curiosità non verranno mai soddisfatte. Mi tengo cara l’amicizia e la franca lealtà che hanno caratterizzato il nostro rapporto per tutti questi anni.
È morto il 12 novembre scorso. Sapeva di aver pochi giorni a disposizione e – nei limiti in cui si può essere “preparati” alla morte – era preparato. Ha donato il suo corpo alla scienza – come si dice – e, a quanto mi si racconta, pochi giorni prima si è detto “pronto” per la sua “prima lezione di anatomia”.
Felice Accame, 19 novembre 2010
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