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Illustrazioni, Divertimenti, Considerazioni sui Personaggi
di
“ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE”
e
“ATTRAVERSO LO SPECCHIO E QUELLO CHE ALICE VI TROV0’”
di
Lewis Carroll
I fantastici, strampalati, bizzarri personaggi dei due racconti di Lewis Carroll dove il non-sense regna sovrano passati in rassegna da Giancarlo Montelli che si diverte non solo a disegnarli ma a tentare di descrivere il mondo rovesciato dove vivono e che Alice, bambina intrepida e coraggiosa, deve affrontare seguendo un Coniglio bianco e attraversando uno specchio.
Un gioco di carte nel primo racconto e una partita a scacchi nel secondo.
E i giochi di parole, poesie e filastrocche, giochi ed enigmi matematici, indovinelli e riferimenti a personaggi della politica e della società inglese del tempo della Regina Vittoria che Lewis Carroll ha messo o nascosto tra le righe dei due romanzi.
Chi mi conosce sa che io credo alle favole e ai suoi protagonisti. Credo alle Fate, specialmente quelle dai capelli turchini, credo allo Stregatto e al Bianconiglio, credo ai Maghi, ai Giganti e ai misteriosi abitanti dei boschi, gli Gnomi e gli Elfi, anche se non so se gli Elfi esistano da noi venuti dal lontano Nord. Qualcuno giura di averli visti. Non credo a Babbo Natale, così invadente, ma credo alla nostra Befana che vien di notte con le scarpe tutte rotte, perché mi ricorda le nostre vecchie nonne con il fazzoletto in testa e con il viso cotto dal sole e pieno di rughe, sedute sulla sedia di paglia davanti all’uscio di casa. Adesso queste vecchie sono diventate rare perché le nonne sono tutte giovani e belle. E credo veramente che i bambini nascano sotto i cavoli o li portino le cicogne. Quelli nati sotto i cavoli sono legati alla terra, la amano e non possono fare a meno di avere un piccolo campo o giardino da coltivare, quelli portati dalla cicogna sono sognatori e volano con la fantasia, sono quelli che anche in ufficio, mentre stanno lavorando su una noiosa pratica, la loro mano si ferma a mezz’aria e la mente comincia a viaggiare. Io e tantissimi altri probabilmente siamo nati sotto un cavolo e poi una cicogna ci ha preso e portato a destinazione, perché abbiamo un fortissimo legame con la terra e la natura, ma nello stesso tempo la nostra mente sta in altri mondi, nei regni della fantasia e dell’impossibile, un po’ come gli abitanti della Luna del Barone di Munchausen la cui testa poteva staccarsi dal collo e viaggiare per suo conto...
Queste sono alcune note che scrissi quando nacque Alice, la mia nipotina, un 25 aprile, non potendo fare a meno, mentre scrivevo, di pensare ad Alice, bambina coraggiosa, intrepida e curiosissima del romanzo di Lewis Carrol “ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE” e del secondo romanzo “ATTRAVERSO LO SPECCHIO E QUELLO CHE ALICE VI TROVO’”.
Questi due romanzi che narrano la meravigliosa e complicata storia di una bambina che entra per caso in un mondo rovesciato e pieno di non-sense sarebbero stati inventati da Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, scrittore, poeta, fotografo, logico, matematico e prete anglicano britannico, vissuto nell’età vittoriana. Pare che l’idea della storia nacque durante una gita in barca in compagnia delle figlie di H.G. Liddell, il rettore della Christ Church, Lorina, Alice e Edith. In quell’occasione raccontò alle bambine le fantastiche, strampalate avventure vissute da una di loro, la piccola Alice, la sua prediletta.
Il vero problema è che l’autore, diavolo d’uomo! proprio per la sua multiforme ricchezza culturale, nel testo originale inglese si è divertito a mettere nei due racconti di Alice giochi di parole, poesie e filastrocche, giochi ed enigmi matematici, indovinelli e riferimenti a personaggi della politica e della società inglese del tempo, il tutto difficilmente traducibile, per cui al di là della divertente e folle favola c’è molto di più.
Timido e balbuziente, Carroll era un ragazzo prodigio e fin da piccolo ricevette numerosi riconoscimenti per i suoi risultati accademici e più tardi divenne docente di matematica alla Christ Church di Oxford. Scelse poi di intraprendere la carriera ecclesiastica. Durante la sua permanenza alla Christ Church venne ordinato diacono della Chiesa Anglicana e gli fu attribuito il titolo di Reverendo Dodgson. Nel 1856 cominciò a dedicarsi alla fotografia, una tecnica e una affascinante forma d’arte appena nata. La maggior parte delle sue fotografie avevano come soggetti bambine che, come da lui dichiarato, voleva rappresentare come libere creature.
Oltre la fotografia e la matematica scrisse racconti e poesie, apparsi su riviste nazionali e giornali locali, racconti comici e satirici. Pubblicò libri e poesie per bambine, utilizzando per la prima volta lo pseudonimo con cui oggi è noto. La svolta nella sua vita avvenne 1856 quando all’università entrò un nuovo decano, Henry Liddell, poi vice rettore dell’Università di Oxford e cappellano della Christ Church e con lui arrivarono anche la sua giovane moglie e le tre figlie Lorina, Edith e Alice. Nella famosa gita in barca sul Tamigi ebbe inizio il racconto che, dopo vari cambiamenti, sarebbe diventato “Alice nel Paese delle Meraviglie” come lo conosciamo ora. Settimana dopo settimana, offriva alle bambine nuove ed entusiasmanti avventure della protagonista. Il primo romanzo fu poi seguito da un secondo: “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò”
Non avevo mai considerato l’idea di illustrare “Alice nel Paese delle Meraviglie”, ma letti e riletti i due racconti di Carroll ed entrato con la mente e con il cuore nello strampalato e rovesciato mondo di Alice, popolato da personaggi bizzarri che si muovono e parlano in modo apparentemente irrazionale e fantastico, dove il non-sense regna sovrano, ho cominciato a disegnare e a prendere appunti cercando di capire quello che l’autore intendeva raccontare al di là della semplice favola. Ne è uscito un libro su Alice dove non troverete il testo originale o tradotto (quello lo potete trovare in una qualsiasi delle tante edizioni dei due romanzi nelle varie versioni dei traduttori italiani), ma una galleria di ritratti dei personaggi principali, con considerazioni personali e frutto di ricerca e documentazione. Si perché è la straordinaria galleria di animali parlanti e di stranissimi personaggi umani, fatti di carte da gioco o di pezzi degli scacchi, che mi hanno affascinato e su cui si è fermata la mia attenzione.
Lewis Carroll non descrive fisicamente i suoi protagonisti dei due libri o il loro abbigliamento ma esclusivamente il loro carattere e i loro comportamenti, lasciando libertà all’illustratore di raffigurarli come meglio crede. E i personaggi, come accade sempre, catturano la mia attenzione tanto da rimanerne affascinato ed innamorarmene.
Ho pensato comunque di citare alcuni brani del testo nella storica traduzione di Luigi Spaventa Filippi del 1914, il primo traduttore italiano dei due libri, e forse la migliore traduzione mai fatta dove i dialoghi rendono bene il magnifico non sense di Carroll. Ho pensato anche che fosse opportuno mettere su fondino grigio un compendio dei vari capitoli (la parola compendio o sunto mi fa orrore ma era l’unico modo perché il lettore si potesse orientare nella complessa narrazione e porre i personaggi nella giusta collocazione nel racconto).
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