Ave Cesare

L'Università di Salerno ha conferito, il 14 ottobre 2015, la laurea Honoris Causa al nostro storico
"irregolare", il Chiar.mo Prof. Cesare Bermani. Di seguito, il nostro riconoscimento di editori, risalente all'ottobre 2011.

Ave Cesare
di Claudio Del Bello

Troppo facile e gratificante lodare Cesare. Ma troppo gravoso e improbo sarebbe
il seppellirlo.
Approfitto allora di questo liberatorio elogio collettivo per un autodafé,
perché i suoi difetti sono quelli di Odradek, la casa editrice che si vanta di aver
pubblicato gran parte dei suoi libri più importanti, e nel cui catalogo Cesare
occupa un posto di rilievo. Direttamente, con i libri a sua firma e come
responsabile della Collana verde, e indirettamente come consiliori, come
autorevole interlocutore nel foro interno, se non responsabile certo complice di
una radicale linea editoriale.
Tanto importante che l'editore l'ha subìto. Odradek lo tratta come un
grande, ma lui ci tratta come il tipografo sotto casa. Le sue indicazioni grafiche
e stilistiche sono una catastrofe, ma indiscutibili, ultimative.
Spegni la luce che passa Pippo. Voci, leggende e miti della storia
contemporanea
, uno dei testi più importanti pubblicati da Odadek, ha un titolo
impossibile e fuorviante. Il libro che generalizza dapprima e poi specifica la
nozione di leggenda contemporanea ha un titolo allusivo, incomprensibile per
la stragrande maggioranza dei possibili lettori. Vi si reinterpreta, in maniera
assolutamente originale, la critica marxiana dell'ideologia calandola
nell'universo pervasivo della comunicazione. In quel libro, le leggende
contemporanee sono sì quelle che produce e dissemina il popolo per difendersi,
ma soprattutto quelle messe a punto dagli Stati maggiori per condizionare
l'opinione pubblica e incrudelire le popolazioni. Insomma, per intenderci, quello
che ha fatto e sta facendo la Nato in Libia, o la ricorrente leggenda dei black
bloc.
È testardo e ostinato nell'imporre titoli e copertine, e ovviamente non
accetta quei tagli che qualsiasi editore propone per il bene della causa. I conti
con i fatti. Saggi su Carlo Cafiero, Luigi Musini, l'occupazione delle
fabbriche
, riedizione a sua cura di scritti di Gianni Bosio, ha una copertina
inguardabile. Storie ritrovate è un libro delizioso e acuminato per alcuni saggi
iniziali, ma poi si appesantisce e si derubrica a storia locale. Tant'è, così ha
voluto e così è stato.
Ma non è questione di carisma o simpatia. È questione di valore. Cesare
è uno storico vero, un metodologo, forse inconsapevole – certo è che non si
sofferma a fare teoria. L'etichetta di storico oralista non solo gli sta stretta ma lo
immiserisce e nasconde la sua maestria nell'integrare strumenti e metodologie.
L'Accademia non l'ha voluto. Peggio per l'Accademia.
Nell'ultimo libro che ha pubblicato per Odradek, Filopanti, dà prova di
essere un autentico DJ - dove D sta per "Documenti". Restituisce la storia di
Emilio Colombo anarchico, ferroviere, comunista, partigiano incastrando i
documenti più diversi, senza aggiungere una parola di suo. Non è più
narrazione, ma il narrarsi. Maestria, appunto.
La sua è una storia che ho definito altrove "della parallasse". Basta
spostarsi di poco e la nuova prospettiva scopre altri e sorprendenti elementi,
relazioni ignorate, percorsi e frequentazioni scansate. Una storia non per picchi
ma per trame. Una ricostruzione corale con l'attenzione maniacale anche per
piccoli personaggi, per l'apparentemente trascurabile.
Il libro che ci lega a lui è ovviamente Il nemico interno. Guerra civile e
lotta di classe in Italia 1943-1976
. Un libro di cui condividiamo la nozione di
"guerra civile", una nozione che, se da una parte ha determinato l'ostracismo,
per lui e per noi, da parte del partigianato ufficiale, dall'altra non ha fatto altro
che precisarsi nel trovare successive conferme nelle vicende italiane.
Tralascio di parlare degli altri libri di cui gli siamo debitori, ma non
posso fare a meno di ricordare la sua “Mappa bibliografica dei revisionismi
storici
”. Era il 1998. E il fondamentale Guerra guerra ai palazzi e alle chiese.
Saggi sul canto sociale
.
Dove sta l'autocritica? Non c'è. Era un espediente retorico per
rivendicare orgogliosamente l'adesione a un modo di fare storia. Il pubblico
riconoscimento della scoperta che quel modo di fare storia rappresenta la nostra
epistemologia, il nostro modo di vedere e sistemare le cose.
Da cui è discesa l'indicazione inequivoca, e senza sconti, sul
revisionismo che è soprattutto quello operato dai partiti storici della sinistra nei
confronti della Resistenza.


Grazie, Cesare!

 

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