Ne hanno fatta di strada gli operai…

Fuor di qualsiasi pregiudizio ideologico, va registrata la notizia pubblicata da Contropiano secondo la quale circa 15mila operai metallurgici hanno manifestato a San Paolo, Brasile, "contro gli alti valori dei tassi di interesse e a favore della riduzione delle imposte sulle dichiarazioni dei redditi".
La novità sembra consistere in questo: lavoratori organizzati non chiedono l'aumento del salario ma la riduzione delle tasse che lo gravano, e addirittura una riduzione del saggio d'interesse che limita il profitto. Qualcosa è cambiato.
Per un apparente paradosso, alla manifestazione avrebbe dovuto partecipare soprattutto il padrone della fabbrica, non fosse altro perché sarebbe il primo a beneficiare della riduzione del saggio d'interesse, bloccato restando il salario.
Grottesco - tipico aggettivo da indignati, vien fatto di commentare, prima di passare oltre. E invece qualche considerazione va fatta: si tratta di uno scambio figura-sfondo.
È un fatto che lo stesso capitalismo, per sottrarsi al contropotere del lavoro salariato, ha lasciato credere che non sia più il saggio di profitto a rappresentarlo, ma il saggio d'interesse. Un anodino "saggio di rendimento" fissato dal mercato.
È dubbio che le cose stiano così. Il primo a non crederci è Marchionne, visto l'accanimento con il quale intende sottrarsi al confronto con l'organizzazione operaia. Certo è che, secondo questa "narrazione", il salario viene costretto ad abbandonare la propria specificità e a uscire dalla fabbrica, per "farsi carico" delle compatibilità. La società capitalista continua a produrre plusvalore nelle fabbriche mediante lo sfruttamento dei lavoratori salariati, ma fuori vuole che si riproducano consumatori e contribuenti. E basta.
Nel mondo, la situazione è molto variegata, ma in Italia, la classe operaia non fa più critica dell'economia politica a partire dalla fine degli anni Settanta. Da allora, i lavoratori salariati si vedono imporre, insieme a nuove condizioni di lavoro e a nuovi quadri normativi, anche le categorie con le quali nominare forme e condizioni di lavoro. Le parole e le cose: le parole cambiano, le "cose" dello sfruttamento rimangono le stesse.
È stato già notato in questo blog che la "tassa sul salario" è per molti versi una contraddizione in termini.
Ora, dopo questa notizia, la contrattazione sul salario si sposta su quella sulle tasse. E chi sarà mai la controparte? Chi sfrutta chi? Se escono dalla fabbrica, la vedo dura. Riusciranno i nostri eroi…?
G. Mastorna

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