Guerra civile: parificazione e rovescismo, revisione e rimozione

Considerazioni in margine.* La storia non si fa con le ideologie, con i pregiudizi, con le recriminazioni, con i sentito dire e – a dirlo è un filosofo – nemmeno con i concetti, anche se è necessario che lo storico abbia confidenza con la storia delle idee. La storia la fanno gli storici. Ma devono essere le istituzioni a tutelarla. Un po' come con l'esercizio della professione medica. Gli storici dilettanti dovrebbero essere tenuti sotto controllo, proprio come si fa con i "guaritori" e le "medicine alternative". Per la salute pubblica. Tanto più, quanto più presentano con clamore e scandalo i loro ritrovati.
La storia non si fa con i concetti, ma con documenti pubblici e controllabili (tracciabili, come usano dire i giovani storici), e con il loro incrocio, con la carta geografica, anzi topografica, e pure con la calcolatrice, per contare i morti. Chi l'ha detto che i morti non si contano, e che quella di contarli è una macabra contabilità? Si contano eccome, perché è l'unico modo di avere l'ordine di grandezza degli eventi, una sorta di indice di produttività della guerra: 10, 100, 1000, c'è differenza.

Che i fascisti rovescino la storia non è una novità, ma la circostanza non rappresenta un tema teoricamente rilevante. Non si capisce cioè perché storici valorosi si applichino a rilevare le aporie del rovescismo.

Pagine: 1 · 2

2 commenti

Commento from: admin [Membro] Email
Il discorso è lungo e complicato perché la censura nei confronti della locuzione e della nozione di "guerra civile" data, grosso modo, a far tempo dall'inizio degli anni Sessanta. Nel ventennio precedente, Togliatti, Longo e la gran parte degli esponenti politici e del partigianato non avevano problemi nell'usare "guerra civile" per riferirsi alla Resistenza.
Poi è intervenuta una sorta di "terapia del linguaggio" vòlta ad accreditare la Resistenza come lotta di Liberazione contro il tedesco invasore e i fascisti loro alleati.
Quando, alla fine degli anni Ottanta, Claudio Pavone pubblica "Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza", in cui parla della Resistenza come fenomeno complesso in cui coesistono "guerra civile", "lotta di classe" e "lotta di liberazione", viene fatto oggetto di attacchi forsennati sia da parte del partigianato, monopolizzato dall'Anpi, sia da parte del Pci, che dell'Anpi è stato sempre l'azionista di maggioranza. In questi attacchi si distinse Giancarlo Pajetta.
La complessità del fenomeno non può essere ridotta alla nozione di "Liberazione nazionale" troppe risultando le particolarità locali, regionali, temporali. Ma quand'anche si volesse avallare una simile forzatura - che agli storici risulta inaccettabile - ci si deve chiedere quali risultati politici si volevano raggiungere e quali sono stati effettivamente raggiunti. Ne valeva la pena?
L'idea era probabilmente quella di arrivare a una pacificazione nazionale, quella che Togliatti voleva con la sua ineffabile amnistia. Il popolo italiano ha vinto cacciando il tedesco invasore e quei pochi fascisti al loro seguito.
Ebbene, non solo la pacificazione non è stata raggiunta, ma la Resistenza stessa è stata continuamente destabilizzata giungendo ai tentativi sempre più pressanti di parificazione tra partigiani e repubblichini.
D'altra parte, non era pensabile ridurre il fascismo - venti anni di fascismo radicato nel paese e nelle istituzioni - alla banda di assassini sciamannati della repubblica di Salò, che i tedeschi relegavano a operazioni di bassa macelleria (rastrellamenti e torture).
Ribadisco quindi quanto affermato nel mio intervento. Negare la guerra civile non ha pagato politicamente, ha impoverito la ricerca storiografica, ha indebolito la Resistenza e, soprattutto la Costituzione.
cdb
11/07/11 @ 20:08
Commento from: Giorgio [Visitatore]
*****
Gianfranco Fini, ancora nel 2000 nella famosa intervista alla Stampa di Torino, affermava che Mussolini era il più grande statista del secolo. Ma già nel 2005 affermò che l'antifascismo è un valore, il fascismo no. Si era fatto un po' di conti costituzionali e, lui che veniva dal Msi e aveva subito la conventio ad excludendum, tuttavia aveva dovuto riconoscere che, dal punto di vista più alto, quello costituzionale, le due istanze non possono convivere.
Dall'altra parte, (mi fermo un attimo per decomprimermi) Luciano Violante aveva bellamente sdoganato i "ragazzi di Salò" avendo introiettato il verbo di Togliatti, che prima dell'orrenda amnistia si era rivolto ai "fratelli in camicia nera".
Allora, e quindi, è vero che la "guerra civile" è la guerra che si combatte per scrivere le regole della convivenza civile, cioè la Costituzione.
Hanno vinto coloro che si sono battuti per l'uguaglianza formale, l'habeas corpus e la libera contrattazione sul mercato del lavoro per il salario. Hanno perso i razzisti, i sessisti, i corporativisti, gli autarchici e i colonialisti. Così è andata.
Una improvvida amnistia, solo in Italia, li ha sottratti a una giusta punizione, non li ha sanzionati, e li ha addirittura mantenuti con tutti gli onori nelle istituzioni.
Ora leggo che Anpi, Fiap, Cossutta (Cossutta!) solo perché a qualcuno è scappato detto, con riferimento alla Resistenza, "guerra civile", hanno dato in escandescenze. Ma mi facciano il piacere!
11/07/11 @ 22:25

Lascia un commento


Your email address will not be revealed on this site.

Il tuo URL sarà visualizzato.
PoorExcellent
(Le interruzioni di linea diventano <br />)
(Name, email & website)
(Allow users to contact you through a message form (your email will not be revealed.)
Free Blog Themes and Free Blog Templates