Lo Straniero

Competitività. Su questa parola gli impiegati della FIAT, i nipotini dei quarantamila che marciarono nel 1980, si stracciano le vesti e rivendicano la dignità del proprio voto a Mirafiori. "Io, impiegato alla carrozzeria, non sono un lavoratore di serie B", grida dalle pagine del "Corriere" del 17 gennaio Silvio Francesco Oliva, perché, afferma, il suo lavoro sarebbe complementare a quella dell'operaio che senza l'attività organizzativa non saprebbe da dove cominciare il montaggio. Secondo lui tutto ciò che è successo è normale, non ci sono perdite di diritti (a parte, sottolinea, "il turno di notte"). Dimentica il ricatto sotto cui si sono espletate le formalità di voto, la minaccia di chiudere e portare la produzione altrove. Dimentica la cassa integrazione pagata dallo Stato, cioè dai contribuenti, l'ennesima con cui viene premiata un'azienda fallimentare che non sa produrre un'auto in grado di suscitare l'interesse degli automobilisti.
Piggi Battista, sullo stesso numero del giornale di via Solferino, si indigna per un titolo de "Il Fatto quotidiano": Uomini e no, con riferimento al coraggio di chi, nonostante il ricatto, ha votato no. Si indigna, ma non perché il governo e finanche il capo dello Stato hanno preso posizione in una vertenza sindacale a favore del padronato, anziché tacere e restare terzi. No. Anche Battista vuole difendere la dignità dei 1386 operai che, sotto ricatto, hanno votato sì all'accordo, avendo come opzione il lavoro così come pensato dallo Straniero, o il non lavoro. Né accetta che la vittoria dei sì sia stata, nonostante tutto, "risicata", quando, afferma, una percentuale inferiore dei sì al montaggio è stata esaltata da più parti. Rivendica anche lui la dignità per chi si vede negare il diritto di compiere una scelta, "giusta o sbagliata" dei 421 impiegati che non faranno il turno di notte.  Ed ora si pensa già di estendere l'accordo a Melfi e agli altri stabilimenti che la FIAT ancora conserva in Italia.
Trent'anni, da quel marzo del 1980, per chiudere il conto e per fare dello Straniero il capo indiscusso della svolta reazionaria del capitale. La sinistra socialdemocratica, che tanto aveva esaltato la globalizzazione, oggi tace e raccoglie i pezzi di anni di chiacchiere a vuoto e di politiche (politiche?) sbagliate. La globalizzazione mostra il suo volto definitivo e nel centocinquantesimo anniversario dell'unità italiana battezza una nuova dialettica: o si fa come dice lo Straniero, o non ci sarà lavoro. La porta dei diritti è in frantumi, e non conta quanto, poco o tanto, si sia perso con il voto di Mirafiori. Sarà sempre peggio e l'operaio perderà progressivamente ogni capacità di contrattazione della propria forza lavoro. Siamo ritornati indietro al 1848, all'Italia preunitaria, altro che centocinquantenario. Siamo in attesa della prossima mossa dello Straniero, dei nuovi ricatti e delle nuove prese di posizione di un governo amico di padroni e di un capo dello Stato che ha tradito la propria storia. Un operaio di Melfi del primo turno sta fuori casa undici ore, oggi. Si sveglia alle 4, esce alle 5, attacca alle 6, torna a casa con il buio. Trascorre il turno alla filiera e fa un lavoro ripetitivo e alienante, non si può prendere cura dei figli, tutto per 1200 euro mensili. Presto si vedrà ridurre la pausa, si vedrà chiedere di aumentare la produttività e pur di non far saltare i conti del mutuo sarà costretto ad accettare ogni ricatto, con la benevolenza dei sindacati gialli, ormai tutti gialli, tranne la FIOM. Chi sono gli eroi in questa storia e chi i traditori della propria classe proprio non viene in mente a Battista, che non ha neanche la scusante di essere parte in causa, come il colletto bianco Silvio Francesco Oliva. E' questo il mondo che ci attende. Peggiore di quello che conosciamo. In mano allo Straniero e agli azionisti di un'azienda che ha fatto il male dell'Italia unita da quando è nata, cominciando presto con il finanziamento dei crediti di guerra già nel corso del primo conflitto mondiale. Ha avuto solo una luce nella sua tetra storia: la fabbrica di Togliattigrad, in Unione Sovietica. Una sola luce, spenta ora che un nuovo spettacolo sta per cominciare. In sha Allah.
Marco Clementi

1 commento

Commento from: admin [Membro] Email
Chi ha mai studiato "Il capitale" e, soprattutto, chi mai ha fatto gli esercizi? Quanti sono in grado di dire la differenza tra lavoro produttore di plusvalore e lavoro produttore di profitto?
Ma Silvio Francesco Oliva, sotto sotto, la conosce questa differenza. Lui sa che se giù al montaggio aumenta il ritmo, se aumenta il numero dei pezzi prodotti in virtù dell'aumento dell'intensità del lavoro, non per questo aumenta l'intensità del suo lavoro. Se i pezzi aumentano da due a tre, lui scriverà due anziché tre. Sotto sputano sangue, lui può andare a pisciare tranquillamente.
Ecco, è la tranquillità che colpisce. Inconcepibile in altri tempi.
O.
19/01/11 @ 11:28

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