Corazzata Saviano, game over

In principio furono in due, un sociologo e un musicologo/musicista, ad alzarsi e prendere parola sulle colonne del Manifesto contro la logorrea di Saviano. Vennero massacrati nelle pagine di quel giornale, nonostante il primo, Alessandro Dal Lago, fosse un autorevole commentatore, nonché autore della manifestolibri; e l’altro, Daniele Sepe la colonna portante di manifestodischi.
“Saviano bene comune”, è stata la risposa perentoria della Norma Rangeri in un editoriale scarno e confuso. A dar man forte alla direttrice del Manifesto intervennero i sodali della New italian epic, Wu Ming &co. Si costituirono in servizio d’ordine, la Corazzata Saviano, che come i Katanga della Statale intervenne nella blogsfera per stigmatizzare il minimo accenno di dissenso alla linea-Rangeri.

Andava proprio di moda la Corazzata Saviano, frotte di semplici lettori, o meglio lettori semplici, cominciarono a emularli anche nei social network in un vero e proprio squadrismo virtuale. Un paio di anni fa, noi di Odradek ci trovammo infestati di email per qualche breve e fugace intervento critico sul nostro sito. Tutto sommato come Dal Lago e Sepe, abbiamo tenuto botta, come facevano a Milano i ragazzi del Casoretto. Sicuramente quello che a noi, e, a quanto leggiamo, ad altri, bruciava particolarmente era il silenzio complice di molti che avevano condiviso percorsi culturali e politici prossimi ai nostri.

Ci chiedevamo come facessero questi quando il Saviano, ormai passato dalle vesti di monaco recluso a quelle di telepredicatore, esaltava personaggi come Almirante e Perez, lanciava strali contro i palestinesi di Gaza e il movimento bolivariano in America Latina. Hanno taciuto anche quando frà Roberto liquidava con sdegno l’attività pluridecennale del Centro Peppino Impastato , perché solo lui è l’apostolo dell’antimafia, e tutti gli altri una manica di quaquaraqua.

Tutto ciò fino al 14 dicembre, quando il noto gruppo editoriale commissionò al casertano un’omelia per redimere i giovani insorti di piazza del popolo. Lui eseguì la commessa nel suo peggior stile predicatorio e lì il meccanismo seduttivo si è inceppato. A rispondere subito e a tono sono stati proprio coloro che non scapparono quel giorno a piazza del popolo, e ciò sta risvegliando improvvisamente molti di quelli che finora si erano astenuti nel criticarlo. Dalla centrale operativa della Corazzata invece tutto tace!

Che cosa è successo? Il comunicato della 99 posse è molto illuminante, rompe il loro silenzio sull’argomento e cerca di ragionare sul perché del loro non intervento. Il comunicato è fondamentale per capire perché tanta “compagneria” ha ritenuto non opportuno criticare Saviano. Di che cosa stiamo parlando? Del primato della narrazione rivendicato dalla Posse. E non una narrazione qualsiasi, la narrazione di finzione, la fiction!

Scrive la 99 – «Il vestito prodotto dal lavoro nero in una piccola fabbrica dell’hinterland napoletano e indossato da Angelina Jolie ci sembrava l’esempio perfetto per cortocircuitare la categoria della legalità, la distanza fra un dickensiano mondo di sotto e lo sfarzo dei vip in mondovisione. Veri o falsi che fossero, a quello e altri episodi descritti nel libro abbiamo attribuito una forte capacità evocativa, una critica esplicita al sistema, lo svelamento di un dispositivo nel quale criminalità organizzata e multinazionali sono dalla stessa parte della barricata».

Veri o falsi che fossero? Compagni della 99 posse, aggiustare i fatti, levigarli, accomodarli, per quanto possa sembrare una pratica efficace e immediata per descrivere anche un processo di sfruttamento è in realtà un pessimo servizio che si offre al lettore, ancor più pessimo se si tratta di un lettore militante.
Lo si diseduca all’intrinseca complessità del reale, gli si espropria il diritto al controllo e verifica delle fonti, lo si costringe a scegliere tra polarità semplificate e artificiali: da una parte carabinieri, preti, magistrati, attivisti di base siano essi anche fascisti, e dall’altra camorristi, politici corrotti, affaristi senza scrupoli.

Va da sé che il Saviano, ormai preso nel gioco della deformazione narrativa, affermi che «la libertà dell’Occidente si difende sotto le mura di Gerusalemme» o che rivendichi in Almirante un baluardo dei “valori antimafia”, o che coloro che hanno risposto alle cariche dei celerini il 14 dicembre sono “poche centinaia di idioti”. Fra’ Roberto da produttore di docufiction è diventato un tuttologo, rimprovera la 99 e molti altri, ma lo è diventato per almeno tre motivi:

  1. Perché tutto si può ridurre a fiction, in quanto non si fanno i conti con i dati reali, duro lavoro che non può ammettere superficialità e generalità.

  2. Perché fortemente incoraggiato a farlo dagli esponenti della New Italian Epic, i quali, elevando Gomorra a modello letterario hanno gonfiato il suo personaggio e la sua opera in maniera spropositata.

  3. Dapprima il Gruppo Mondadori e il Gruppo dell’Espresso, e sul finire la casa di produzione televisiva Endemol (società mista Rai/Mediaset) gli hanno fornito i canali per farlo. Stiamo parlato della quasi totalità della grande editoria nazionale.

Se ora il Savianesimo si sta delineando per molti più di prima come una ciofèca, pensiamo che sia arrivato il momento di rimettere in discussione tutto l’impianto della New Italian Epic, ovvero della famigerata Corazzata Saviano. Noi di Odradek, come realtà editoriale indipendente, abbiamo già iniziato con Qui si vende storia . Vedi Blog

codadilupo

 

 

 

7 commenti

Commento from: giulia [Visitatore]
Saviano si ritrova a vivere senza contatti reali con il mondo quotidiano, vive isolato e sovraesposto, logico che si autoesalti. Nonostante i suoi indiscussi meriti giornalistici, ormai è autocelebrativo. Ha persino lodato il valore culturale di Pietro Taricone, c'è chi pensa alla follia
19/12/10 @ 14:52
Commento from: admin [Membro] Email
Valerio Evangelisti su Saviano: http://www.infoaut.org/articolo/il-telepredicatore
19/12/10 @ 17:35
Commento from: Diogene [Visitatore]
Tenere separato il giudizio su Saviano e quello sulla NIE? Un po' difficile! Certamente si può discutere di Saviano e di Gomorra senza menzionare la New Italian Epic, ma non si può trattare la NIE senza menzionare Saviano! Considerato che Gomorra è l'oggetto narrativo non identificato per eccellenza tanto sbandierato da Wu Ming &CO.
Le posizioni antagoniste di wu ming sono state sempre marcate, ma quando si trattava di prendere posizioni su delle posizioni palesemente reazionarie di Saviano loro si son sempre arrampicati sugli specchi per giustificarlo. La discussione su giap che menzioni è l'ennesima prova, copio e incollo:
Wu Ming 2 says:
16/12/2010 at 11:13 am @Simone R.: Saviano usa toni paternalistici e prescrittivi perché non ha la possibilità di confrontarsi col movimento: infatti se ne rammarica, e lo dice esplicitamente.

Quindi l'errore di Saviano risiede nella sua impossibilità a confrontarsi direttamente con il movimento?
Penso che un confronto in videoconferenza non glel'avrebbe negato nessuno nel movimento, ha preferito lui esssere prescrittivo!
19/12/10 @ 20:02
Commento from: Giulia [Visitatore]
Io porterei l'accento anche sul fatto che Saviano come personaggio pubblico e professionale è nato fondamentalmente "contro", contro la camorra e l'omertà, contro la corruzione e il malgoverno, contro l'oppressione e l'arrendevolezza. Una corazzata Saviano è una sorta di evoluzione naturale del suo percorso pubblico. Quando Saviano non si trova più di fronte nemici assoluti, ma gruppi e fenomeni complessi, entra in crisi, e il suo entourage insieme a lui ( e meno male).
Il gruppo del Manifesto ha dietro un percorso più lungo e variegato, diversi poli e arene. Caduto un eroe se ne fa un altro.
19/12/10 @ 23:39
Commento from: Diogene [Visitatore]
Ottima sintesi giulia, sto diventando logorroico come saviano!
19/12/10 @ 23:54
Commento from: daniele sepe [Visitatore]
Il problema non è Saviano. E' il meccanismo. WM e tutti gli altri che sono stati o complici o in colpevole silenzio al prossimo messia che ci invierà il Sistema, quello vero non quello di Casale, faranno le stesse opportunistiche coglionate.
20/12/10 @ 12:40
Commento from: ginodicostanzo [Visitatore] Email · http://ilpuntoimproprio.splinder.com/
Saviano è funzionale al sistema; Travaglio è funzionale al sistema; Grillo è funzionale al sistema.
Sono i nuovi mediatori sociali, i cani da guardia del futuro regime post-berlusconiano. Essi agiscono selezionando per noi il materiale su cui dissentire, un utile setaccio di cui il potere si serve per canalizzare l’attuale e la futura protesta sociale, in sostanza per narcotizzare il dissenso. E Saviano, con la sua tempestiva lettera, si è portato avanti con il lavoro. Si tratta di ambigue figure che agiscono all’ombra di un accattivante antiberlusconismo con il quale non si può che essere d’accordo, ed è proprio tramite questa leva che sono diventati i tribuni della plebe a cui una massa di pigri orfani della sinistra parlamentare ha delegato il proprio sdegno e i propri residui fermenti di opposizione.
Insinuando che la maggioranza delle persone in piazza possa essere stata strumentalizzata dai soliti “professionisti della guerriglia”, non si fa altro che sminuire questo movimento accusandolo di essere decerebrato, una massa acefala di persone senza capacità di ragionamento e capace di arrabbiarsi solo dietro suggerimento del primo manipolo di violenti che passa di là, insomma dei bambini che giocano alla rivolta. Saviano si è subito accodato a questa parola d’ordine del sistema che egli rappresenta, prestandosi al gioco del togliere autonomia e credibilità, in fin dei conti dignità, a delle persone scese in piazza per riprendersi il loro futuro che sembra già fottuto...
Perché mai sarebbe stato concesso uno spazio mediatico senza precedenti a questa persona, se fosse realmente "scomodo" per i padroni del vapore?
04/01/11 @ 01:09

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