L'ultima omelia di Saviano

Egregio Saviano,
Lei aveva una grande credibilità come scrittore anti-camorra, specie dopo il successo di Vieni via con me. Il critico tv del Corriere della sera, Aldo Grasso, ne aveva studiato il format, ritrovandovi ritmo e stilemi della messa cattolica. Ottima scelta, la metrica dei classici funziona sempre, specie se ben rinnovata.
Poi Lei ha avuto – forse – l'invito di Repubblica a porgere un'omelia anche al movimento del 14 dicembre, reo di aver detto a brutto muso quel che pensa di questo governo e anche delle possibilità di mediazione sociale (quindi politica) mentre si distruggono i residui di stato sociale. Ovvero gli strumenti che rendono possibile la “mediazione”. Materia ostica, complessa, in cui – se non si è studiato seriamente – è facile scivolare negli stereotipi per assenza di argomenti di merito.
Succede, per esempio ai preti in materia di comportamenti sessuali: finisce sempre che consigliano l'astensione a soggetti nel pieno delle tempeste ormonali giovanili.
Brutta scelta, dunque, la Sua. Parlare di quel che non si conosce va sempre evitato. Specie quando, come Lei, si ha molta credibilità da perdere e – in questa materia – ben poco da dire.
Negli Usa il commentare a comando è un mestiere classificato come current affairs commentator. Praticamente un tuttologo. Ossia un nulla-competente.
Ma chi glielo ha fatto fare, a Lei, il più noto dei preti anti-camorra?
Divertitamente,
Casimiro

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