Questioni di stile

C'è da dire che il giornalismo italiano riesce a dare le migliori prove di sé nelle difficoltà. Era indubbiamente difficile rendere il senso del discorso dell'amministratore delegato della Fiat, tra i ciellini a Rimini, senza scadere nella trappola del "favorevole o contrario?". Ma i cronisti sul posto sono gloriosamente riusciti nell'intento: impossibile trovarne uno contrario.
Infatti, il pluralismo è un valore consolidato nelle redazioni dei quotidiani mainstream (quelli di proprietà degli industriali, insomma). Ognuno ha giocato su corde e toni differenti – i maligni sospettano che dipenda dall’empatia più o meno grande dell’editore con il capo Fiat. E quindi non si può tacere del coraggio con cui l'inviato de La Stampa – tale Teodoro Chiarelli – ha esercitato il suo "spirito critico" nei confronti del boss che, incidentalmente, decide le sorti (e le carriere) anche del suo giornale, oltre che della Fiat.
Ascoltate, o almeno recitate queste parole ad occhi chiusi.
«Quando arriva nella grande sala B7 della fiera di Rimini la sua polo nera estiva si intravede appena nella selva di magliette rosse del servizio d’ordine di Cl. Come una rockstar, come l’amato Bob McFerrin».

«Il Gran capo della Fiat è accolto da uno scroscio interminabile di applausi. Il popolo di Comunione e Liberazione è tutto per lui. La platea è gremita, tantissimi i giovani, parecchie le ragazze, accorsi ad ascoltare Sergio Marchionne, da molti di loro vissuto come una sorta di novello cavaliere del capitalismo senza macchia e senza paura».
Un tripudio di oggettività, ammettiamolo. Dev’essere per questo che il direttore – Mario Calabresi (figlio d’arte come difensore della proprietà, anche se passato per la scuola di Repubblica anziché per la “squadra politica” di Federico Umberto D’Amato) –  ha preferito mettergli un titolo più misurato e british (Il giro in Fiera di Marchionne: ‘Si respira un’aria nuova’) e un catenaccio "quasi" antipatizzante «L'entusiasmo del pubblico: venti applausi». Peccato che si schermisca, altrimenti la prossima Sanremo era sua e ci potremmo risparmiare Bruno Vespa.


Pare che nelle redazioni di Pyongyang stiano volando teste: “che diavolo, vi fate battere in leccapiedismo pure dai giornalisti occidentali!”
Aria di lutto invece al Tg1: Minzolini ha visto passare l’ombra del suo successore. Ma non ha ancora capito se era quella di Chiarelli o di Calabresi.

Casimiro, 28 agosto

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