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Roberto Carocci


LA REPUBBLICA ROMANA
1849, prove di democrazia e socialismo nel Risorgimento

Collana Blu

ISBN 978-88-96487-63-1

pp. 188 € 20,00

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Nei cinque mesi di esistenza della Repubblica Romana del 1849, il Risorgimento italiano si traduceva in un’insurrezione sociale finalmente vittoriosa, dando vita a uno straordinario tentativo di democrazia radicale al cui interno si mossero e si misurarono tensioni più esplicitamente socialistiche.
Cacciato il regime clericale paternalista e autoritario di Pio IX, la Roma repubblicana fu meta di alcune delle maggiori personalità del suo tempo come Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi e Carlo Pisacane che permisero un ulteriore slancio alla realizzazione di un’ipotesi di autogoverno basata sulla redistribuzione della ricchezza e su un potere politico non coercitivo. Trasformatasi in capitale della democrazia italiana, l’Urbe fu inoltre approdo del radicalismo europeo, diventando un centro transnazionale dei reduci non rassegnati del ’48.
Se pure per un breve ma intenso periodo di tempo, dopo secoli di oscurantismo, Roma si trasformava nel cuore pulsante del Risorgimento, capitale di un’idea di nazione, repubblicana ed egalitaria bruscamente interrotta dalla violenta reazione europea.

Benché fallito, il tentativo innovatore promosso da Pio IX sollecitò tensioni sociali fino a quel momento compresse dall’oscurantismo e dall’autoritarismo clericale. Da una prima adesione alle riforme pontificie, la popolazione romana maturò una progressiva disillusione che non tardò a trasformarsi in un accentuato antagonismo fino alla rottura definitiva dell’ordine papalino.
Nell’intreccio tra antiche tradizioni, che rendevano l’Urbe una delle città più violente e irrequiete d’Italia, e il divenire della modernità, con l’affermazione embrionale di una borghesia liberale e di un proletariato urbano, si realizzò un equilibrio tra i diversi ceti da cui scaturì un’effrazione repubblicana ed egalitaria tra le complicate dinamiche del Risorgimento italiano.
Liberata dal giogo clericale, la popolazione romana diede vita a un ampio processo di iniziativa sociale, di innovazione economica e di spregiudicatezza culturale tali da determinare assetti di convivenza civile del tutto inediti.

La documentazione riportata nel volume ben rappresenta le diverse tensioni che attraversarono l’esperienza repubblicana del ’49.
Tra l’ipotesi più moderata rappresentata da Carlo Armellini, un primo approccio socialistico introdotto da Quirico Filopanti e l’espressione più radicalmente democratica di Aurelio Saffi, lo sguardo offerto da Carlo Pisacane costituisce un primo intento di generalizzazione, base di un intento che, in seguito, sarebbe approdato a una concezione socialista e libertaria quale possibile esito della rivoluzione nazionale.

 

Roberto Carocci ha conseguito il Dottorato di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza. Si occupa di storia del lavoro, del movimento operaio e del movimento anarchico, collabora con diverse riviste scientifiche e specialistiche; tra le sue pubblicazioni, la monografia Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926), Odradek 2012.

RECENSIONI

Luca Cangianti su 'Carmilla':

https://www.carmillaonline.com/2018/01/10/la-comune-di-roma/

Daniele D'Alterio su Micromega:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-comune-di-roma-tra-democrazia-e-socialismo/?h=0

Antonio Senta su 'Rivista Storica del Socialismo' 1/2018

La storia della capitale è nuovamente oggetto di studio da parte di Roberto Carocci,
già autore nel 2012 dell’interessante testo Roma sovversiva. Anarchismo e conflittualità
sociale dall’età giolittiana al fascismo (1900-1926)
, apparso per le stesse
edizioni Odradek. Oggetto di ricerca è qui il “passaggio di modernità” costituito
dal 1849 repubblicano, episodio di quel ’48 europeo in cui le aspirazioni nazionali
e popolari accesero l’immaginario di più di una generazione. Nata all’interno di un
contesto internazionale, quindi, la repubblica romana è analizzata da Carocci sia
nella sua composizione sociale, con una particolare attenzione al carattere plebeo,
sia – e non potrebbe essere altrimenti – nel contesto del Risorgimento in armi antipapalino e antiaustriaco, con un occhio di riguardo alla figura di Carlo Pisacane, tra i protagonisti degli avvenimenti esaminati e che proprio sulla base di questa esperienza colorerà il proprio federalismo repubblicano di tinte socialiste libertarie. È la combinazione tra le istanze del variegato mondo dei ceti subalterni e l’elaborazione politico-militare dei democratici liberali a rendere realizzabile l’esperimento socialmente avanzato del ’49 romano. Oltre a Pisacane, troviamo così le figure, e gli scritti, di Carlo Armellini, col suo intervento inaugurale all’Assemblea costituente, di Quirico Filopanti e di Aurelio Saffi, autore dell’opuscolo Mazzini nella Roma del 1849. L’autore ripercorre le tappe di una vicenda assai rilevante. L’iniziale azione rinnovatrice di Pio IX, eletto papa nel giugno del 1846, da una parte sospinge il movimento liberale verso una maggiore audacia, dall’altra provoca la reazione dei sanfedisti. I protagonisti delle vicende diventano però presto anche altri: la Guardia Civica, milizia volontaria istituita da Pio IX nel luglio 1847 che diventa un importante fattore di accelerazione delle istanze liberali, circoli come quello popolare di Ciceruacchio, quello democratico e quello dei commercianti, gli artigiani, tra i quali i tessili dei lanifici di Trastevere, i braccianti e i pastori che si riversano dall’Agro all’Urbe, i disoccupati. Dopo le insurrezioni di Parigi e Vienna, nel marzo del 1848 il Papa decide di promulgare lo Statuto, fatto che insieme alle contemporanee Cinque giornate di Milano (18-22 marzo) galvanizza la popolazione cittadina. A Roma l’insurrezione scoppia nell’autunno del ’48 per mezzo del concorso dei vari protagonisti
summenzionati, suggellata dalla sostituzione della Guardia Svizzera con la
Guardia Civica e dalla fuga di Pio IX. L’esclamazione popolare secondo la quale
“er Papa s’è squajato” segna il passaggio a una forma di autogoverno popolare che
precorre la ben più celebre, e radicale, Comune di Parigi e che nella sua breve vita
mette in atto alcune significative riforme. Le elezioni per la Costituente si tengono
a suffragio universale maschile (sono coinvolti duecentocinquantamila elettori) e il
9 febbraio 1849 viene proclamata la repubblica. L’Assemblea abolisce la tassa sul
macinato, impiega i disoccupati in lavori pubblici, espropria le proprietà ecclesiastiche destinando alcune di esse ai senza casa, revoca la censura sulla stampa, affida il triumvirato a Mazzini, Armellini e Saffi in vista dell’inevitabile reazione che vede alleati il Regno di Napoli, l’Impero austriaco, la Corona spagnola e la Francia repubblicana. In questa fase assume rilievo la figura di Pisacane con l’idea di una armata popolare unitaria composta di cinquantamila miliziani con uguale salario, che, pur rimasta a livello di proposta, si rivelerà una tappa importante nella sua teoria della nazione armata tesa a unire la prospettiva militare a quella politica e sociale. Dopo Bologna a maggio e Ancona a giugno, all’inizio del luglio 1849 anche Roma cade sotto i colpi dell’esercito francese dopo una certa resistenza e non prima di avere approvatoun’avanzata costituzione, riprodotta in appendice (pp. 174-182), il cui terzo principio fondamentale recita: “Il Regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o casta”.


 

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